Siamo invasi dalle centrali biogas ? Sembra di si, leggendo le cronache locali ed annusando i dintorni. E non e' detto che fra un po' non riguardi anche il nostro Comune; Sant'Agostino.
Come sempre l'Italia, per quel che riguarda l'ecologia parte in ritardo e sconta l'inadeguatezza e l'inopportunità delle soluzioni adottate. Premetto che, personalmente, ritengo inadeguata la soluzione "Combustione = energia" se la si vuol far rientrare nel novero delle "fonti alternative per il futuro". Ritengo che in nessun modo , bruciare sia il futuro e le ragioni sono talmente ovvie e fondate che e' inutile qualsiasi spiegazione.
Premesso cio' e' utile far notare che il "biogas" , soluzione in cui ancora una volta
la Germania ed in particolar modo la Baviera sono state pioniere, nasceva gia' negli anni 80 presso (e non lontano) gli allevamenti di bestiame per riciclare parte del letame e dei sottoprodotti dell'allevamento stesso. Cosiccome anche oggi le stalle, in Baviera, sono tutte ricoperte di panenlli solari che le rendono energeticamente autonome. Il senso quindi sta anche nel risparmio del terreno e del "kilometro zero" in termini di trasporto della materia digestante o combustibile . Oggi invece in Italia, per l'ingordigia dei finanziamenti, si arriva a trasportare per kilometri e kilometri il materiale, si usa una viabilità non idonea e, si badi, si consuma territorio perche' , come riconosciuto da vari trattati di studio il biogas e' una delle fonti con il minor differenziale di guadagno se si tiene conto anche del terreno consumato che , si noti, e' comunque "energia" persa.
Al di fuori della mia quasi totale avversione per lo sviluppo di questa fonte di energia, e' pur vero che stabilendo regole migliori, forse diventerebbe interessante produrre energia col biogas . Ecco che gli amici di "Legambiente Alto Ferrarese" si sono cimentati in un'ottima analisi che diventerà presto proposta ufficiale alla Provincia di Ferrara per cercare di mettere regole che detemino un accresciuto buon senso dell'applicazione e una migliore convivenza fra popolazione - biogas e ...politica . Politica sinora impotente , assente, impreparata od assorta di fronte al problema.
================================================
PREMESSA.Come tutti sappiamo, il ricorso alle Fonti di Energia Rinnovabile è una strada obbligata se vogliamo tenere conto dell’inquinamento derivante dall’utilizzo di fonti di energia di origine fossile (carbone, petrolio e gas) e del fatto che le fonti fossili sono destinate ad esaurirsi.
Per contrastare i cambiamenti climatici e lo spreco di energia, l’Unione Europea ha emanato la “DIRETTIVA 2009/28/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 23 aprile 2009 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili”, che fissa il cosiddetto “obiettivo 20 20 20”, che significa: entro il 2020 ridurre del 20 % l’emissione di gas ad effetto serra e produrre il 20% di energia da Fonti Rinnovabili (per l’Italia l’obiettivo è 17% di energia da Fonti Rinnovabili). Per raggiungere questi obiettivi la strada proposta dall’Unione Europea, ed accettata da tutti gli stati membri, è quella della condivisione delle responsabilità (burden sharing) a tutti i livelli: regioni, province, comuni, aziende, singoli cittadini. Poiché i cittadini e le aziende sono i maggiori utilizzatori di energia, questa condivisione di responsabilità va compresa ed accettata perché in tal modo si eviteranno sprechi di energia e si favorirà la produzione di quei tipi di energia che hanno un minore impatto negativo sull’ambiente e sulle condizioni di vita dei cittadini.
In Emilia Romagna, come nel resto d’Europa, la costruzione d’impianti per la produzione di energia rinnovabile è stata giustamente favorita da incentivi, che hanno consentito la diffusione di questi impianti.
Purtroppo, si sono manifestati anche problemi.
Innanzi tutto, nella quasi totalità dei casi, la costruzione di nuove centrali è stata autorizzata nella totale assenza di una programmazione che tenesse conto della sostenibilità di queste centrali. Per ovviare a questo inconveniente sarebbe molto utile la messa a punto di Piani Energetici Comunali (PEC), che consentano di tenere conto della produzione e del consumo di energia a livello locale e delle conseguenti emissioni, e che diano indicazioni sulla possibilità di sostituire le fonti di energia fossile con fonti di energia rinnovabile, prodotta localmente, in modo da limitare le emissioni prodotte e di ridurre i disagi che queste causano ai cittadini, senza trascurare la possibilità di ridurre le criticità nell’uso dell’energia dovute a sprechi ed a ridotta efficienza. La disponibilità di Piani Energetici Comunali offrirebbe l’opportunità di mettere a punto un Piano Energetico Regionale, che tenga effettivamente conto della situazione reale e non sia un semplice elenco di obiettivi. Inoltre, la disponibilità di PEC per comuni vicini o di Piani Energetici Intercomunali o Provinciali darebbe la possibilità di pianificare l’ubicazione dei diversi impianti per la produzione di energia rinnovabile, evitando il cumulo degli impianti.
Inoltre, il desiderio di favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili ha portato alla creazione di percorsi semplificati per la richiesta delle autorizzazioni senza che fossero previste procedure di verifica atte a prevenire la concessione di autorizzazioni a centrali che potrebbero provocare problemi. A questo si è aggiunta la mancanza di regole chiare che diano la possibilità a sindaci e province di intervenire per bloccare l’attività di centrali che causano gravi disagi ai cittadini che vivono nelle loro vicinanze. Questa situazione è stata ulteriormente aggravata dal fatto che gli incentivi hanno portato ad occuparsi di energie rinnovabili anche imprenditori, che non hanno alcuna propensione a tenere conto dell’ambiente e del benessere delle comunità in cui operano, avendo come unico obiettivo quello di massimizzare i loro profitti. E’ come aver messo in moto un treno, che si è fatto viaggiare ad altissima velocità per poi accorgersi che non era dotato di freni.
PROBLEMI DERIVANTI DALLA PRODUZIONE DI BIOGAS E POSSIBILI SOLUZIONI.
Dei problemi su esposti hanno risentito le centrali che sono già state autorizzate a produrre biogas e ne potrebbero risentire anche quelle, molto più numerose, che sono in attesa di autorizzazione.
Nel caso del biogas, però, bisogna tenere in considerazione anche problemi specifici di questo settore, che conviene analizzare per capire come possano essere risolti.
Emissione di cattivi odori.
Innanzi tutto, va chiarito che un impianto che faccia uso della digestione anaerobica non emette cattivi odori se è ben progettato e ben gestito. Questi impianti esistono e, a riprova del fatto che non causano disagi, capita che i cittadini che vivono nelle loro vicinanze ne ignorino l’esistenza.
Va però detto che, purtroppo, esistono anche impianti che sono diventati famosi per i cattivi odori che emettono per periodi molto prolungati e per il fatto che le autorità locali (comuni e province) hanno dimostrato di non essere in grado di reprimere questo fenomeno, giustificandosi con la mancanza di norme che consentano loro di intervenire. Questo ovviamente ha portato all’esasperazione gli abitanti delle zone colpite da questi disagi, a cui pare non esserci rimedio, ma soprattutto ha fatto sì che tutte le comunità che si confrontano con la prospettiva della costruzione di una centrale a biogas nelle loro vicinanze si oppongano a questo, temendo di trovarsi nella stessa situazione di grave disagio.
Possibili Soluzioni:
Per quanto riguarda la progettazione degli impianti per la produzione di biogas va detto che le recenti norme emanate dalla regione Emilia Romagna “Criteri tecnici per la mitigazione degli impatti ambientali nella progettazione e gestione degli impianti a biogas” sono un utile, ma parziale contributo alla soluzione dei problemi derivanti dalla cattiva progettazione e gestione degli impianti.
Va infatti ricordato che sono richieste urgentemente norme che permettano di bloccare l’attività di impianti già in attività, che stanno causando gravi disagi alla popolazione.
Emissioni nocive per l’ambiente e la salute.
E’ risaputo che la combustione ha come conseguenza l’emissione di sostanze che possono essere nocive all’ambiente ed alla salute umana. Anche se la combustione di biogas produce una quantità di emissioni nettamente inferiore a quelle derivanti dalla combustione di oli vegetali o di biomasse solide, va ricordato che la combustione di biogas per la produzione di energia elettrica e calore è un processo poco efficiente, mentre l’utilizzo ottimale del biogas prevede la purificazione del metano in esso contenuto (detto Biometano) e la sua immissione nella rete del gas naturale.
Possibili Soluzioni:
E’ evidente che il ricorso al Biometano risolve i problemi causati dalla combustione del biogas nelle diverse centrali perché la evita totalmente. Inoltre, l’immissione di biometano nella rete del gas naturale consente di sostituire almeno in parte questo gas di origine fossile con indubbi vantaggi ambientali. Infine, il Biometano così disponibile può anche essere usato per l’autotrazione, ed a questo proposito va ricordato che il Biometano è un biocarburante molto più ecologico del biodiesel e del bioetanolo.
Un’ultima considerazione relativa al Biometano riguarda i cittadini, che devono essere consapevoli del fatto che essi stessi richiedono energia per tutte le loro attività e che, quindi, questa deve essere prodotta favorendo la produzione di energie rinnovabili per evitare il ricorso alle fonti di energia fossile che sono causa di grandi problemi per l’ambiente e la salute. Per dirla con una battuta: è sicuramente meglio il biometano che il carbone che si intende usare a Porto Tolle.
Ricorso a colture dedicate per l’alimentazione delle centrali.
Un grosso problema che riguarda la stragrande maggioranza delle centrali a biogas già in funzione e di quelle che attendono di essere autorizzate è il ricorso prevalente, se non esclusivo, alle colture dedicate (mais in particolare) per la loro alimentazione.
Considerato che il Piano energetico Regionale prevede la costruzione in Emilia Romagna di 465 impianti a biogas e che la stragrande maggioranza di questi hanno una potenzialità di circa 1MWe (fino a 999 Kwe l’incentivo è quello massimo) si possono fare alcuni conti. Immaginando, per semplicità, che tutti i 465 impianti siano da 1MWe, e tenendo conto che, nella migliore delle ipotesi, ogni impianto abbisogna almeno di 300 ha per produrre 18.000 tonnellate di trinciato di mais, raggiungiamo un totale di 139.500 ha e di ben 8.370.000 tonnellate di biomassa, che va trasportata dai campi alle centrali. Poiché i dati ISTAT ci dicono che, attualmente, il mais è coltivato in regione su 100.000 ha, si evince che non basterebbe tutto il mais prodotto in Emilia Romagna per alimentare tutti gli impianti che si propone di costruire, un’ipotesi chiaramente insostenibile. Senza contare che l’incremento del traffico dovuto a mezzi pesanti che percorrono stradine non progettate per fare fronte a questo tipo di traffico è un altro dei disagi che i cittadini debbono affrontare. A questo proposito si fa notare che, per tenere conto dei volumi e delle caratteristiche dei prodotti utilizzati per la produzione del biogas, l’unica filiera sostenibile è quella cortissima, non superiore ad una decina di km. (o comunque molto inferiore ai 70 km. della cosiddetta filiera corta), che ridurrebbe significativamente le emissioni prodotte da migliaia di mezzi pesanti, che sono direttamente proporzionali ai km. percorsi.
Possibili Soluzioni:
Reflui, scarti, sottoprodotti e rifiuti organici vengono prodotti incessantemente dagli allevamenti zootecnici, dall’agricoltura, dalle industrie agroalimentari e da tutti noi. Tutte queste biomasse possono essere utilizzate per la produzione di biogas e sarebbe quindi buona cosa se gli incentivi favorissero l’utilizzo di queste biomasse anziché quello dei prodotti derivanti da colture dedicate. In questo modo queste biomasse verrebbero valorizzate e non sarebbero più considerate materiale da smaltire in un modo o nell’altro. Questo è particolarmente vero per i rifiuti organici, il cui corretto utilizzo aumenterebbe considerevolmente la percentuale di raccolta differenziata effettivamente riciclata, con vantaggi per tutti.
Uso improprio dei digestati.
Il digestato è il sottoprodotto della digestione anaerobica, ma troppo spesso viene dimenticato con la conseguenza che, anziché essere una risorsa per l’agricoltura, si trasforma in una fonte di inquinamento.
Possibili Soluzioni:
Poiché molti cittadini ed amministratori conoscono poco il digestato e le sue caratteristiche, è opportuno ricordare che quello che resta della biomassa dopo che è stata sottoposta a digestione anaerobica è il cosiddetto digestato, che è un liquido relativamente denso. Per il suo utilizzo ottimale, il digestato è in genere è sottoposto a separazione solido/liquido, ottenendo due frazioni: una solida ed una liquida, detta anche chiarificata.
La frazione solida, che è la parte più piccola del digestato, è costituita da sostanza organica che, incorporata nel terreno quando i campi sono liberi da colture, ne migliora le caratteristiche, per questo si parla di azione ammendante. Di particolare importanza è il fatto che la sostanza organica è in grado di trattenere grandi quantità di acqua, caratteristica estremamente importante considerando che, a causa dei cambiamenti climatici, le piogge tendono a diventare più rare, ma più intense. Secondo Calzolari ed Ungaro (http://www.aip-suoli.it/editoria/bollettino/n1-3a05/n1-3a05_08.htm) il 62% della pianura emiliano-romagnola è caratterizzato da una dotazione in sostanza organica bassa ed il 2% da una dotazione molto bassa. E’ quindi evidente che la frazione solida va considerata come una risorsa da utilizzare, ricordando che la perdita di sostanza organica da parte del suolo ha come estreme conseguenze l’erosione e la desertificazione. La frazione solida contiene anche elementi fertilizzanti (azoto, fosforo e potassio) che possono sostituire i concimi chimici a lenta azione.
La frazione liquida, che è quella preponderante, contiene azoto ammoniacale, che nel terreno viene trasformato in azoto nitrico, la forma di azoto preferita dalle piante, che può quindi essere rapidamente utilizzato dalle colture. Quindi, l’azoto apportato alle colture dalla frazione liquida del digestato può sostituire i concimi azotati di sintesi, che sono i più utilizzati in agricoltura. Va però ricordato che per un utilizzo ottimale della frazione liquida del digestato è necessario che questa venga distribuita in presenza delle colture o su terreni destinati ad essere seminati nel giro di pochi giorni, per evitare che i nitrati che si formano nel terreno, non essendo assorbiti dalle piante, vadano a finire nelle acque superficiali inquinandole (perdita di nitrati per lisciviazione). Occorre inoltre ricordare che, se la frazione liquida non è prontamente incorporata nel terreno, emette ammoniaca che va ad inquinare l’aria.
Da quanto appena esposto risulta evidente che la gestione della frazione liquida del digestato comporta estrema attenzione e può essere attuata solo in presenza di quantità non eccessive. Nel caso di agroindustrie o di allevamenti zootecnici molto grandi, la quantità di digestato liquido è così grande da non essere facilmente gestibile, occorrerà quindi ricorrere a metodi per l’estrazione dell’azoto ammoniacale (stripping dell’ammoniaca) e la sua trasformazione in un fertilizzante più concentrato e quindi più facilmente gestibile (solfato d’ammonio), che andrà a sostituire i fertilizzanti azotati di sintesi.
SUGGERIMENTI PER UN USO SOSTENIBILE DEL BIOGAS E DI ALTRE BIOMASSE.
Quanto esposto finora offre già indicazioni sulle iniziative che occorre prendere per favorire la sostenibilità degli impianti a biomassa ed in particolare di quelli destinati alla produzione di Biogas.
Si richiede con forza l’intervento della Regione Emilia Romagna per modificare norme che hanno favorito comportamenti scorretti, causa di disagi per i cittadini e di danni all’ambiente, e per emanarne di nuove, che tengano maggiormente conto della situazione reale.
Intervento urgente a Tutela del Benessere dei Cittadini.
Questa prima richiesta riguarda la sostenibilità sociale di impianti a Biogas già in attività, che sono causa di gravi disagi per i cittadini abitanti le zone prossime alle centrali, tali disagi sono soprattutto imputabili all’emissione di cattivi odori per periodi molto prolungati.
Poiché va innanzi tutto stabilito il principio che non è moralmente accettabile che alcuni traggano profitto da attività che danneggiano altri, si richiede che siano fissate norme chiare che consentano ai Sindaci ed alle autorità provinciali di costringere alla sospensione di ogni attività quegli impianti che sono causa di gravi disagi per i cittadini, ovviamente tale sospensione ha come conseguenza anche la sospensione di ogni forma di incentivo fino a che si creino le condizioni per una ripresa dell’attività, che non causi più alcun disagio.
Interventi che riguardano impianti in fase di autorizzazione.
Poiché si è potuta constatare tutta la forza degli incentivi nell’attirare gli investitori e nel far crescere dal nulla filiere per la produzione di Energia a partire da Biomasse, si suggerisce di sfruttare questa leva per favorire la nascita e lo sviluppo di filiere pienamente sostenibili dai punti di vista sociale, ambientale ed energetico, sfavorendo nel contempo tutte quelle scelte che portano a comportamenti impropri. Si tratta, in pratica, di riservare gli incentivi nella loro pienezza a quegli impianti di cui si può accertare preventivamente la sostenibilità, mentre occorre trovare il modo per sottrarre una parte degli incentivi a tutti quegli investitori che si propongono di attuare scelte poco sostenibili.
Interventi a favore del Biometano.
L’intervento della Regione ed il sostegno dei cittadini sono richiesti per ottenere l’emanazione in tempi brevissimi di tutte le norme necessarie a rendere possibile anche in Italia la produzione di Biometano a partire dal Biogas e la possibilità di immetterlo nella rete del gas naturale.
Inoltre, si ritiene necessario che la Regione indichi chiaramente fin da ora agli imprenditori, che hanno fatto o intendono fare richiesta di autorizzazione per centrali a Biogas che, a partire da una data molto prossima, che va fissata, solo le centrali che prevedono la produzione di Biometano, diretta (con impianti propri di upgrading), o indiretta (con impianti consortili di upgrading), potranno beneficiare dell’incentivo ad essi riservato, mentre per tutte le altre si suggerisce di applicare un cospicuo prelievo sugli incentivi.
Interventi a favore di un uso corretto dei Digestati.
Vanno scoraggiati tutti quegli usi impropri dei digestati, che come descritto in precedenza, sono causa di grave inquinamento dell’aria e dell’acqua. Vanno pure considerati usi impropri lo spreco della capacità fertilizzante dei digestati e la mancata sostituzione di concimi chimici di sintesi con gli stessi digestati. Un esempio di tali sprechi è anche la pratica di ricorrere a trattamenti di nitrificazione e successiva denitrificazione che, disperdendo l’azoto, hanno come conseguenza l’impossibilità di sfruttare il potere fertilizzante della frazione liquida dei digestati in sostituzione dei concimi chimici di sintesi.
Anche in questi casi si suggerisce si applicare un cospicuo prelievo dagli incentivi ottenuti mettendo in atto comportamenti impropri.
Interventi a favore della produzione di Biogas e Fertilizzanti a partire da Rifiuti Organici raccolti in modo differenziato.
La frazione organica dei rifiuti e tutto quanto deriva da sfalci e potature di parchi e giardini pubblici e privati costituiscono una biomassa prodotta incessantemente in grande quantità. La destinazione di questa biomassa alla produzione di Biogas ha tutta una serie di conseguenze positive. Innanzi tutto, dà un significato agli occhi dei cittadini all’impegno richiesto per attuare una raccolta differenziata di qualità, come quella attuata con il metodo del porta a porta. Inoltre, valorizza questa biomassa grazie all’ottenimento da essa di energia, rappresentata dal biogas, e contemporaneamente riduce la necessità di conferimenti in discarica o ad inceneritori, che, nella peggiore delle ipotesi, si troverebbero nella condizione di bruciare l’umido. Un altro effetto positivo potrebbe derivare dall’utilizzo di questa biomassa in prossimità dei luoghi di raccolta, riducendo il dispendio di energia e le emissioni provocati dal trasporto di tale biomassa su lunghe distanze.
Non vanno inoltre trascurate le opportunità offerte dal trattamento del digestato. Dalla frazione solida, sottoposta a compostaggio, si può ottenere Compost di Qualità, dotato di sostanza organica ricca di elementi fertilizzanti a lenta cessione. Dalla frazione liquida, sottoposta a trattamento per la rimozione dell’azoto ammoniacale, si può ottenere un fertilizzante azotato concentrato, adatto a sostituire i concimi azotati di sintesi, largamente utilizzati in agricoltura.
Gli interventi richiesti per favorire questo utilizzo dei Rifiuti Organici riguardano principalmente la messa a punto di norme chiare per l’incentivazione del comparto e per l’utilizzo in agricoltura degli ammendanti e dei fertilizzanti ottenuti dal trattamento dei digestati.
Interventi volti a limitare l’uso esclusivo o prevalente di Colture Dedicate per l’alimentazione degli impianti a Biomassa.
Come è già stato evidenziato, il ricorso esclusivo o prevalente ai prodotti di colture dedicate per la produzione di energia non è sostenibile né dal punto di vista energetico, né da quello ambientale, in quanto richiede un utilizzo elevato di energia fossile per tutte le fasi colturali che vanno dalla semina alla raccolta e per il trasporto della biomassa, che, richiedendo per la sua produzione superfici molto estese, arriva spesso da campi lontani dalla centrale che la utilizza. Va anche sottolineato che manca anche la sostenibilità economica per la filiera basata sulle colture dedicate, che dipende dagli incentivi per la sua sopravvivenza.
L’alternativa costituita dall’utilizzo di reflui, scarti, sottoprodotti e rifiuti organici è sicuramente più sostenibile, infatti, queste biomasse sono disponibili e pronte per l’uso, non richiedono l’utilizzo di fertili terreni agricoli per la loro produzione, e possono essere reperibili nei pressi delle centrali che le utilizzano, se queste non saranno collocate in aperta campagna, ma vicino, o all’interno di aziende agricole, di industrie agroalimentari, o di centri di raccolta dei rifiuti organici.
E’ evidente quindi che gli incentivi debbono premiare gli imprenditori che intendono utilizzare questa biomasse, consentendo ad essi di integrarle con prodotti da colture dedicate che forniscano al massimo il 20% dell’energia prodotta dalla centrale, per rendere possibile l’utilizzo mediante co-digestione di sottoprodotti o scarti dotati di scarso potere energetico.
Per tutte le altre centrali che utilizzino colture dedicate in maggiore quantità, si suggerisce di applicare un cospicuo prelievo sugli incentivi.
Per quanto riguardale aziende agricole fornitrici delle centrali a biogas, si suggerisce di fissare una soglia massima, pari al 10% della loro Superficie Agricola Utile (SAU), per la coltivazione di colture dedicate. Queste aziende agricole devono anche impegnarsi ad usare i digestati (od i loro derivati) in sostituzione dei concimi chimici di sintesi, almeno su tutta la superficie da loro destinata alle colture dedicate.
Interventi a favore dell’utilizzo dell’Energia Termica prodotta dagli impianti a Biomassa.
Come si è già evidenziato, la co-generazione di energia elettrica e calore non è il modo più efficiente di sfruttare il biogas, ma centrali a biogas di questo tipo sono già in funzione e probabilmente continueranno ad essere autorizzate. In questi casi è indispensabile sfruttare non solo l’elettricità prodotta, ma anche il calore, che purtroppo viene spesso sprecato.
Per questo motivo si suggerisce di riservare l’incentivo pieno solo alle centrali in grado di dimostrare la capacità di sfruttare la maggioranza del calore prodotto e di applicare un prelievo sugli incentivi per tutte le altre centrali.
Richiesta di approfondimento della problematica legata ai Clostridi.
Pur riconoscendo l’importanza del Parmigiano Reggiano per l’economia dell’Emilia Romagna e quella dei digestati per la fertilità dei terreni, si ritiene necessario, senza creare ingiustificati allarmismi, rispondere alle domande dei cittadini sugli effetti dei Clostridi sulla salute umana.
Pertanto, si suggerisce di chiarire, con la collaborazione con microbiologi di chiara fama e riconosciuta competenza, l’effettivo impatto che la presenza di Clostridi nei digestati ha sulla salute dei cittadini e sulla qualità del Parmigiano. Qualora fosse accertato che un impatto significativo esiste veramente, si chiede di accertare se vada modificata la gestione dei digestati che, al momento, si ritiene ottimale, ed in qual modo.
Interventi volti ad evitare il cumulo degli impianti.
Una conseguenza, forse inattesa, delle restrizioni all’uso dei digestati nelle zone di produzione del Parmigiano Reggiano, è stata la concentrazione delle richieste di autorizzazione alla costruzione di centrali a biogas nelle zone non interessate dal Parmigiano Reggiano, creando, in aree come la pianura bolognese e ferrarese, il rischio di una concentrazione assolutamente insostenibile di centrali. E’ evidente che, se fossero disponibili Piani Energetici Comunali, Intercomunali o Provinciali per tutte le zone interessate, sarebbe facile affrontare razionalmente il problema. In ogni caso, si suggerisce di usare tutti i dati posseduti per mappare la disponibilità di biomasse utilizzabili per la produzione di biogas, in modo da potere indirizzare gli imprenditori solo verso le zone in cui si dispone di biomassa locale sufficiente ad alimentare una centrale. La sostenibilità di tale scelta è evidente, in quanto si assicura di favorire solo la creazione di centrali che possono contare su di una filiera di approvvigionamento cortissima, evitando ingiustificate ed insostenibili concentrazioni di impianti in determinate aree.
Interventi volti a rendere impossibile l’Aggiramento delle Soglie indicate per ottenere facilitazioni in fase di richiesta delle autorizzazioni e/o livelli più elevati di incentivi.
Si suggerisce che, in tutti i casi in cui più impianti ubicati nella stessa località possano essere ricondotti ad un solo imprenditore, si tenga conto della potenza complessiva degli impianti stessi per definire le procedure da seguire per la richiesta delle autorizzazioni e l’importo degli incentivi da erogare.
APPELLO AGLI AMMINISTRATORI REGIONALI.
Tutto quanto esposto finora dimostra quanto sia necessario rivisitare le Norme che regolano il settore del biogas e che si sono dimostrate inadeguate. Inoltre, la prospettiva di potere produrre ed immettere in rete il Biometano consiglia di indirizzare il settore in questa direzione.
Si ritiene quindi giusto suggerire agli Amministratori Regionali di impegnarsi su due fronti: quello del Biometano e quello della revisione delle Norme che regolano la produzione di biogas.
Per quanto riguarda il Biometano, occorre uno stimolo continuo alle autorità nazionali per rendere reale ed il più vicino possibile la possibilità di utilizzarlo anche in Italia, mettendo a punto tutte le normative necessarie.
Per quanto riguarda invece la revisione delle Norme che regolano il settore del biogas, occorrerà tenere conto di tutte le criticità esposte, delle informazioni che stanno emergendo dai Piani Energetici Comunali, Intercomunali o Provinciali, e delle indicazioni dei cittadini, che vanno ascoltati; inoltre, va ricordato che occorre dare la priorità a norme che consentano a Sindaci e Province di intervenire a tutela dei cittadini, bloccando gli impianti che sono causa di gravi disagi, e che è indispensabile individuare meccanismi che permettano di modulare gli incentivi, riservando l’incentivo pieno solo agli impianti che adottano soluzioni sostenibili e riducendolo, intervenendo con prelievi od alte modalità, per tutti gli altri.
E’ probabile che per fare tutto questo sia necessaria una moratoria nella concessione delle autorizzazioni, che, per tornare al paragone fatto all’inizio, consenta di installare i freni sul treno in corsa degli impianti a biogas, evitando così di causare danni e guidando tutto il settore verso la sostenibilità.
7 dicembre 2011







Ultime notizie DIFFIDA PER LA CENTRALE BIOGAS DI BONDENO.Notizia di oggi 20/12/2011 -30gg.di tempo per presentare un progetto di adeguamento del proprio impianto pena la sospensione dell'autorizzazione della centrale. è questo il termine dato dalla Energy Renew l'azienda titolare delle centrali biogas di Bondeno , con diffida inviata dalla provincia di Ferrara. Un provvedimento annunciato alcune settimane fà dalla presidente della provincia Zappaterra , e dall'assessore all'ambiente Bellini , che aveva effettuato un sopralluogo nei pressi degli impianti. La diffida impone all'azienda di presentare entro 30 gg. un progetto per adeguare al più presto il sistema relativo al pergolato e alle acque meteoriche , compreso il bacino di laminazione. In questo modo si dovrebbe eliminare le ormai famose puzze , che comportano gravi disagi ai cittadini residenti nelle località di Marmagna , Ponti di Spagna, Malcantone , ed anche a quelli delle altre zone confinanti con l'installazione . Le esalazione maleodoranti emesse dalle 4 piccole centrali di via Zerbinate , da oltre un anno hanno esasperato le famiglie che vivono nei pressi degli impianti. Sono stati infatti proprio i cittadini a dare vita ad una protesta , e a richiedere a gran voce l'intervento della provincia che ora si è attivata facendo partire all diffida. Con questa notizia ti saluto ed auguro a te e famiglia un Buon Natale ,ed anche a tutti i tanti lettori del tuo blog i migliori AUGURI DI BUONE FESTE!!!
RispondiEliminaC'e gia' "qualcuno" che si sta "muovendo" per farla nel Comune di S.Agostino e forse anche (Emanuele) lo sai (?) . E ce la farà , ce la farà...
RispondiEliminaCaro ..."Pier" (nome..?) io non so nulla per S.Agostino ma non mi meraviglierei che qualcuno ci stesse gia' pensando e che trovasse le porte socchiuse ; seppur non spalancate. In fondo la triste e riprovevole storia della Termolisi a MOLINO BOSCHETTI, si sviluppo' cosi', in silenzio e porte socchiuse . Per fortuna poi hanno prevalso la ragione e grazie al "Rompere il Silenzio" . Ciao
RispondiElimina23/01/2012 -A proposito di biogas guarda che cosa succede anche intorno a noi......... 750 metri in linea d’aria. È questa la distanza tra l’ospedale del Delta e la nuova centrale a Biogas che presto sorgerà a Marozzo, presso l’azienda agricola Tagliata e Corba. Un impianto il cui cantiere è partito in questi giorni, ma la cui autorizzazione non è stata priva di polemiche. “Troppo vicino all’ospedale” questa motivazione che ha portato Paola Ricci, sindaco di Lagosanto, a dire “No” alla realizzazione dell’impianto, nel corso della conferenza dei servizi alla quale partecipava in quanto comune limitrofo a quello interessato dalla centrale. Una questione politica e di coerenza, precisa Paola Ricci che manifesta la sua amarezza e preoccupazione per la futura centrale che sorgerà dietro l’ospedale. “Abbiamo sempre protetto l’ospedale disincentivando gli imprenditore che manifestavano interesse per la realizzazione di questi impianti nel nostro territorio, almeno fino a quando, precisa la Ricci, non ci sarà una tecnologia che ne garantisca l’assenza di emissioni di alcun tipo”. Non solo, sull’impianto di Marozzo la Ricci manifesta anche un’altra perplessità, legata al fatto che dovrebbe sorgere nei pressi di una delizia estense e lungo l’Antica via del Sale.
RispondiEliminaNulla da dire dal punto di vista tecnico, il progetto è assolutamente a norma, anche perché la normativa in vigore non mette limiti in termini di distanze da centri abitati o siti particolare come ospedali o luoghi di interesse. “Sarà un una centrale da 0,999 megawatt che non utilizzerà liquami, neppure nella fase di avviamento, spiega il dirigente dei servizi tecnici del comune di Codigoro Alessandro Ghirardini. Verranno impiegate soltanto colture di produzione dell’azienda agricola che possiede l’impianto, aggiunge il tecnico, e verranno utilizzate le strade di campagna per il trasporto dei materiali”. Quanto alle tanto temute puzze, il dirigente rassicura sull’esistenza di un piano per le emissioni che è stato certificato. Le amministrazioni locali non hanno strumenti normativi per poter limitare o impedire la realizzazione di queste centrali laddove gli altri enti preposti, in particolare Ausl e Arpa, ne rilevano la conformità, ma sulla corretta gestione dell’impianto anche il sindaco di Codigoro garantisce la massima attenzione: “vigilerò, afferma Rita Cinti Luciani, e se danneggerà in qualche modo la cittadinanza lo farò chiudere”.
Nel territorio del comune di Codigoro c’è già un impianto in funzione, quello di conserve Italia, mentre altri 2 sono in fase di autorizzazione da parte della Provincia. Ora le richieste di realizzazione di impianti biogas in provincia di Ferrara sono 49. Prima della fine dell’anno erano 34, delle quali 14 autorizzate, e 5 già in funzione.
Ultimissime biogas del 23/01/2012 - Cresce il numero di autorizzazioni richieste e la Presidente della Provincia Marcella Zappaterra sottolinea la necessità di un piano che regolamenti la realizzazione di impianti biogas sul territorio. Oggi l’unico strumento che la Provincia ha è quello del controllo, ma anche la Regione avverte la necessità di ragionare sulla concentrazione delle centrali.
RispondiElimina--------------------------------------------------------------------------------
Video Programmi
Venerdì ore 21.00
I fatti di attualità, le opinioni della gente
Martedì ore 20.00
L'ospedale in video
Mercoledì ore 20.00
Le news della salute
Giovedì ore 19.50
Il magazine dell'Università di Ferrara
Da martedì al sabato
ore 20.00
Domenica ore 19.00
Settimanale di cronaca e informazione
Domenica ore 19.30
Mercoledì ore 23.30
I nostri siti: Telesanterno -Con i Piedi per Terra - Telecentro-Odeon - Rete Alfa
Copyright © 2007 Telestense.it | Design by Sct Engineering.
R.E.I. srl - Sede Legale: 44124 Ferrara, via Respighi2
Sede Operativa: 44124 Ferrara, via Woolf 17 - Tel 0532 - 9089 - Fax 0532 - 61868
Codice Fiscale e Partita Iva 00335080388
Capitale Sociale € 620.000,00 versato € 379.356,07 R.E.A. n.96106 R.I. Ferrara n.00335080388
Notizia del 07-02-2012.La costruzione di nuove centrali biogas va regolamentata, con criteri che tutelino la salute dei cittadini, la rete stradale, ma anche coloro che decidono di investire in queste centrali. Per farlo, gli strumenti non mancano: sono il regolamento urbanistico edilizio e il piano operativo comunale. Questa è la tesi contenuta in un’interpellanza al sindaco dei consiglieri comunali Fortini, Levato e Dragotto del neonato gruppo consigliare Liberi e Forti.
EliminaFortini e gli altri intervengono su un problema di costante attualità: ogni volta che viene annunciata la realizzazione di nuove centrali biogas – che producono energia elettrica a partire da materiali di produzione agricola - ci si scontra con la comprensibile diffidenza dei cittadini preoccupati, per il rischio di inquinamento, di cattivi odori, di traffico pesante lungo le strade, necessario per portare i prodotti agricoli da trattare. Oggi a Ferrara, rilevano i consiglieri, risultano autorizzate tre centrali biogas: una nella zona di Diamantina, una in zona Baura, l’ultima nella zona di Gaibanella, a poca distanza dall’ospedale di Cona.
La materia va sottoposta a regole, dicono i tre consiglieri comunali, per evitare che ad ogni centrale corrisponda una polemica: i regolamenti edilizi e il piano operativo sono la sede giusta per farlo, aggiungono, perché sono strumenti di pianificazione del territorio comunale, e quindi permetterebbero di stabilire dove, e secondo quali criteri generali, le centrali potrebbero sorgere.
07/02/2012 - Si sono messi in marcia con i trattori per dire ‘no’ alla centrale a biomasse che dovrebbe sorgere a trecento metri dalle case e a duecento dalla stazione del paese.
EliminaLoro sono i cittadini e gli agricoltori di Felonica che domenica 5 febbraio si sono dati appuntamento con il sindaco, Annalisa Bazzi, per una manifestazione che chiede all’amministrazione provinciale di sospendere l’autorizzazione per un impianto che – dicono – potrebbe far male alla salute ma anche all’economia del territorio.
“La nuova centrale infatti – dichiara Dino Zerbinati, portavoce del comitato Salute e Ambiente di Felonica - non solo andrebbe ad aggiungere inquinamento a quello che già c’è, per le emissioni dell’impianto e per i camion che arriverebbero numerosi con il materiale da bruciare nella centrale, ma – sostengono - la nuova centrale potrebbe anche arrivare a compromettere la qualità di colture di pregio come quelle di melone che da anni vengono praticate nella zona”.
Così domenica mattina il comitato del ‘no’ alla centrale insieme al medico ambientalista ferrarese, Luigi Gasparini ha cercato di spiegare alla comunità i rischi conseguenti alla realizzazione del nuovo impianto. Non solo: all’amministrazione provinciale, che ha concesso l’autorizzazione alla società che viene di Mantova, la Energie Nostre srl, chiedono anche di discutere pubblicamente della questione per trovare una soluzione che non comprometta il bene della comunità.
Alla manifestazione hanno partecipato anche onorevoli locali, come Marco Carra del Pd e consiglieri della regioni Lombardia.
17/02/2012 - “Grave allarme sanitario e molestie per immisioni odorigine”. È questo l’oggetto della denuncia che lunedì verrà depositata in Procura e che reca le firme di oltre 150 cittadini bondenesi, membri del neonato comitato Arianuova che vuole dare battaglia alla cattiva gestione della centrale di Via per Zaerbinate. L’impianto, famoso ormai per le puzze, è stato diffidato dalla provincia e ora entro circa un mese dovrebbe risolvere il problema dello scarico del percolato, quello cioè che sarebbe all’origine degli odori insopportabili che i residenti della zona da troppo tempo ormai sopportano. Ma la pazienta dei cittadini sembra essere arrivata al limite anche perché, si legge nell’esposto inviato anche a Provincia, Arpa, Carabinieri e Ausl, la situazione sarebbe addirittura peggiorata. Ora, spiega il documento, si trovano anche costretti a respirare le esalazioni prodotte dalla torcia dell’impianto numero 1 che è spesso accesa giorno e notte. Intanto questa mattina una rappresentanza del comitato ha incontrato il sindaco di Bondeno Alan Fabbri che ha espresso il suo dispiacere per la situazione e rassicurato sul fatto che anche la provincia interverrà.
RispondiEliminaMa quella contro la cattiva gestione e la proliferazione delle centrali biogas è una battaglia che si sta diffondendo non solo in tutta la provincia di Ferrara, dove le richieste per la realizzazione di centrali sono una cinquantina, ma anche in regione.
Domani a Malalbergo si sono dati appuntamento una sessantina di comitati per mettere le basi di un coordinamento regionale e per decidere quali azioni mettere in campo per riuscire a ottenere quella moratoria sulle centrali già richiesta al presidente della regione Emilia Romagna. Il comitato ha infatti chiesto a Errani di mettere uno stop alla concessione di autorizzazioni per altri impianti. Alla giornata saranno presenti anche alcuni comitati della Provincia di Ferrara.
20/02/2012 - La prima grande manifestazione del nuovo coordinamento regionale dei comitati che si oppongono alle centrali biogas e biomasse dovrebbe svolgersi il prossimo 11 marzo proprio davanti alla casa di Cleante Ravani. La sua abitazione, sulla via per Zerbinate a Bondeno, è una sorta di simbolo della battaglia dei comitati che dicono no alle centrali biogas.
RispondiEliminaIl signor Ravani, sabato mattina, assieme ai membri di 5 i comitati della nostra provincia, era ad Altedo per il 1° Convegno Programmatico Regionale dei Comitati che si oppongono alla proliferazione delle centrali a biogas e biomasse e che invece puntano alla salvaguardia della nostra salute, dell’ambiente e di un’agricoltura di qualità.
Il coordinamento, nella giornata di sabato ha posto le basi anche per la nascita di un comitato nazionale, visto che erano presenti rappresentanti di altre 5 regioni. Continua intanto il lavoro per la richiesta di moratoria delle autorizzazioni delle centrali in regione, da sottoporre all’attenzione del presidente Vasco Errani. Ma nonostante le proteste i via libera agli impianti continuano anche in provincia di Ferrara. L’ultimo ad avere avuto l’ok è quello di Maiero la cui costruzione, dovrebbe concludersi entro il 2012.