Ecco
di seguito la lettera di un insegnante, tramite A.N.P.I. di Copparo, che merita tutta la possibile attenzione per capire cosa davvero sia la scuola pubblica, ultimo baluardo da difendere, oltre alla giustizia.
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Io non inculco. Io leggo, ripeto, spiego. Io incoraggio,
consolo, soffio nasi. Io studio, mi preparo, mi pongo mille domande sui
voti. Io insisto, rispiego. Io mi organizzo con le colleghe per poter
fare un’uscita con gli alunni. Io gestisco i rapporti con 40 genitori
alla volta, con il Dirigente, con le colleghe. Io valuto, correggo,
compilo documenti per ore. Io mi metto in discussione, chiedendomi se
una prova sia troppo facile o troppo difficile. Io mi aggiorno, faccio
ore in più senza percepire nulla.
Inculcare
è un verbo che non fa parte dell’educare, è una forma di violenza che
non appartiene al mondo della scuola né al mestiere di insegnante.
Io
ho delle precise idee politiche, ma sfido chiunque a chiedere ai miei
alunni quale sia la mia convinzione. Non ho MAI denigrato in alcun modo
un’istituzione di cui, essendo dipendente Statale, faccio parte.
Se
qualcuno aveva ancora dei dubbi sulla volontà del Governo di
smantellare la Scuola Pubblica e la residua fiducia che la cittadinanza
ripone in essa, che ci fosse un piano pedagogico dietro ai tagli
indiscriminati, ebbene, ora dovrà ricredersi.
Come maestra di Scuola Pubblica mi ritengo offesa da quanto dichiarato dal Presidente del Consiglio.
Io non inculco. Io insegno.
Margherita Aurora, Maestra
ANPI Copparo







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